Riccardo Codevilla
4 agosto 2026
Non posso che chiedermi: è troppo tardi?
Il 25 marzo 2026 una giuria di Los Angeles ha stabilito che Google e Meta dovranno risarcire una giovane ragazza di ben 3 milioni di dollari [1]. Il motivo: l’hanno resa dipendente dai social, influenzandone negativamente l’umore e, di conseguenza, la vita (con pensieri depressivi).
Ne consegue quindi che siamo tutti ricchi.
Chi di noi infatti non ha mai neanche una volta avuto pensieri depressivi o non si è messo, per numerose ore, a far scorrere le infinite notizie del cellulare in questi anni? Chi è riuscito a sottrarsi all’impulso di guardare video o meme divertenti? Chi non ha perso tempo a lavoro o rinunciato alle uscite con gli amici, in favore di tristi messaggi chiusi tra le quattro fredde mura di casa, o, persino, ai propri pensieri creativi? Chi non è stato assorbito (e depresso) dalle spaventose notizie degli ultimi 6 anni?
In sintesi: Chi non ha rinunciato a se stesso?
Questa sentenza spalanca la porta a migliaia di accuse legali, che di sicuro arriveranno negli USA (dove storicamente si prende subito “la palla al balzo” in questo tipo di occasioni). E anche Tu, ora, puoi far valere ciò che in realtà è sempre stato ovvio, ma finalmente anche la Legge stabilisce.
Ovvero: i Social sono appositamente costruiti per creare dipendenza. Non è un errore o una casualità, ma un progetto intenzionale per fare soldi.
E, se ci leggete da qualche mese, saprete benissimo quante volte ne abbiamo parlato, citando gli studi del famoso Psicologo Adam Alter [2]: tutto il materiale è a vostra disposizione (studiatelo, potrebbe servirvi!).
La situazione per i colossi digitali è veramente critica, ora che è stata scientificamente e giuridicamente riconosciuta la loro Responsabilità: infatti alla sanzione economica si sta pensando di aggiungerne un’altra, punitiva, ancora in (viva) discussione. Come dice l’avvocata penalista Marisa Marrafino [1]: così come le case automobilistiche si sono adattate a mettere la cinture di sicurezza, dati i comprovati rischi alla vita della guida, le compagnie tecnologiche dovrebbero fare lo stesso, cambiando i loro algoritmi e, soprattutto, il loro design.
C’è solo un piccolo problemino, per spezzare una lancia a favore dei social: come abbiamo più volte spiegato, i social media sarebbero assolutamente privi di interesse, vuoti, non li guarderebbe nessuno, se venisse alterato il loro design o l’algoritmo alla base.
Ogni dettaglio è stato costruito da psicologi sociali per dare un senso all’esperienza, a partire dalle componenti più basilari, come il colore delle app (provate a modificare le impostazioni del vostro cellulare per togliere i colori, per rendere lo schermo grigio, e capirete di cosa parlo).
Le automobili non hanno perso nulla dal dover introdurre qualche cintura di sicurezza. I social rischiano di perdere molto.
I Social sono appositamente costruiti per creare dipendenza. Non è un errore o una casualità, ma un progetto intenzionale per fare soldi.
È un cambiamento potenzialmente epocale, se in tanti si mobilitano a chiedere il dovuto risarcimento, tuttavia… come scrivevo in apertura, mi viene spontaneo da chiedermi se, forse, non sia troppo tardi.
Prima di tutto: stiamo parlando della salute mentale dei minori, con i rischi a essa connessi. Possiamo, anche se maggiorenni, far valere retroattivamente questa logica (come è stato fatto proprio nel caso che ha ora vinto in tribunale), ma solo una precisa fetta della popolazione ha “vissuto” i social nella minore età per un periodo di tempo prolungato. In tal caso… scherzosamente vi consiglio di rivolgervi ai vostri nipotini e assicurarvi della loro salute.
Poi, un elemento emerge, a mio avviso, chiaro e lampante: i social media sono il passato. Non tutto è perduto, ma la legge è arrivata purtroppo molto più tardi della Scienza (già in ritardo di per sé).
Il nuovo vero pericoloso “compagno di giochi” è l’Intelligenza artificiale, che ha già portato alla depressione e al suicidio tante persone nel mondo [3]. E, in effetti, in molti hanno già fatto causa in tribunale contro il nuovo bersaglio. Del resto, non siamo più tutti neofiti come agli inizi della rivoluzione tecnologica.
A metter “le cinture di sicurezza”, questa volta si farà in tempo?
Ci auguriamo di sì: non siamo più di certo “agli inizi”… anche se, di contro, molti di noi accettano il mondo digitale come seconda natura, totalmente “assuefatti”.
I rischi della rete sono davvero tanti, così come gli indiscutibili vantaggi: è necessario quindi approfondire il tema, per avere tutti i dettagli del caso e sapere come muoverci (anche per vie legali). Al prossimo articolo, con i rischi del cyberbullismo!
Vi aspetto!
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
[1] Perrone, T. (25 marzo 2026). Meta e Google dovranno risarcire una giovane per dipendenza da YouTube e Instagram. Wired Italia. https://www.wired.it/article/meta-google-risarcire-giovane-dipendenza-youtube-instagram/
[2] Adam Alter, “Irresistibile. The Rise of Addictive Technology and the Business of Keeping Us Hooked”, Penguin Publishing Group, 2018
[3] Migliorisi, A. (8 novembre 2025). ChatGPT ha «contribuito a suicidi e crolli psicotici», negli Usa crescono le cause legali. Il Sole 24 ORE. https://www.ilsole24ore.com/art/chatgpt-ha-contribuito-suicidi-e-crolli-psicotici-usa-crescono-cause-legali-AHm6XGcD
Immagine di fondo: Mano con soldi in bianco e nero. Foto free-source scaricata da Pixabay.
3 milioni di dollari di risarcimento per una ragazza dichiaratasi dipendente dai social, che ne hanno influenzato negativamente l’umore. Con questo, si apre la corsa alle cause legali contro i colossi di Google e Meta, con una domanda: siamo ancora in tempo o è troppo tardi?

