Riccardo Codevilla
8 settembre 2025
Con il sostegno di
Ti è mai capitato di sentir dire frasi del tipo: “i giovani di oggi non hanno più voglia di far nulla”, “non inseguono più i loro sogni”, “non hanno più un senso, che li guida”. Ecco, le grandi multinazionali hanno generosamente deciso di porre fine a questa piaga generazionale, misteriosamente apparsa dal nulla, dicendo: “I giovani non trovano più un senso nelle loro vite? E che problema c’è: glielo diamo noi”, rendendoli dipendenti.
Come hai imparato nei precedenti articoli, che ti invito a recuperare, se non li hai già letti, quando scienziati e psicologi sociali si sono riuniti per creare i social media, hanno cercato di crearli nel modo più attraente e appetibile possibile, con uno chiaro scopo: renderci dipendenti da loro.
Tuttavia, dal momento che non era certo un’impresa facile convincere l’intera umanità a vivere nei social di punto in bianco, hanno preso spunto dai migliori maestri, andando ad analizzare e poi ricopiare niente meno che i meccanismi che hanno fatto la fortuna delle sale d’azzardo. L’antenato nobile dei social sono le sale da giochi.
Nel precedente articolo ti avevo mostrato il secondo pilastro fondamentale della dipendenza, ovvero la ricompensa variabile e, ancora prima, il meccanismo dell’esperienza senza fine. Ora, veniamo al terzo elemento, appreso dal mondo delle sale scommesse: il senso di scopo. Il senso della tua vita.
In che modo il senso di scopo può creare dipendenza?
Semplice: che bello è un mondo in cui ciò che fai è anche il fine ultimo della tua esistenza! Non trovi?
E se il senso della tua esistenza non fossero altro che dei semplici like, commenti e visualizzazioni, non sarebbe fantastico? Del resto, quando facciamo ciò che ci piace, tutti noi ci sentiamo inevitabilmente più motivati e, se ci aggiungiamo che a like, visualizzazioni e commenti, corrisponde un certo premio in denaro (dato dalle varie piattaforme e dalle sponsorizzazioni), la combinazione è perfetta. In risposta al dilagante senso di smarrimento giovanile, ecco ora apparire la medicina salvifica delle multinazionali, la cura giusta al momento giusto.
Ed è su questa solida credenza che prende forma il nuovo scopo dell’esistenza per le nuove generazioni: like e reazioni, “segni di vita”, in risposta ai propri contenuti, che vengono condivisi con il mondo intero… La speranza di diventare ricco, di ottenere il successo. Un tentare la fortuna senza molte garanzie, come nelle sale d’azzardo, ma con l’intima convinzione che sia, in fondo, la nuova, ovvia e giusta via da percorrere.
Nel profondo animo di ciascun essere umano ci sono i nostri due bisogni fondamentali: il bisogno di essere felici e di essere riconosciuti.
Questo perché, dentro questa apparente ricerca di “segni di vita” altrui, come li abbiamo chiamati, si nasconde una complessa rete di fenomeni psicologici, che va ben oltre il guadagno dei soldi. Nella maggioranza dei casi, tale desiderio non è il fine ultimo dell’esistenza e, spesso, neppure il volere uno stile di vita più dignitoso o la semplice avidità sono gli unici elementi presenti. Al contrario, troviamo celati frequentemente anche nobili sentimenti, come il rendere fieri di sé i propri cari o persino aiutarli (per esempio, ripagando i propri genitori in una sorta di “ricompensa”)… ma, soprattutto, nel profondo animo di ciascun essere umano ci sono i nostri due bisogni fondamentali. Secondo quanto ci dice la Psicologia, il bisogno di essere felici e, ancora più alla radice della nostra esistenza, di essere… riconosciuti.
La scienza argomenta che tutto ciò che l’essere umano fa è in virtù dell’appagamento, della speranza per raggiungere la molecola della felicità, che tanto ci fa star bene e sognare. E, che siamo bambini o adulti, non c’è cosa che ci rende più felici, pieni e realizzati dell’essere visti, “riconosciuti” dagli altri, che ci fa dire: io esisto in questo mondo.
Speranza, benessere, felicità, riconoscimento: i mattoncini fondamentali del senso di scopo dell’esistenza.
Per tutte queste ragioni, il senso di scopo rientra nei tre elementi fondanti che portano gli esseri umani alla dipendenza da Social Media, in una miscela, come svela immediatamente il titolo del libro di Adam Atler (citato nei precedenti articoli), a noi “Irresistibile”.
A questo punto, ti verrà spontaneo chiederti: ma, allora, il senso di scopo, l’avere un fine da seguire nella propria vita è qualcosa di “buono” o “cattivo”? E, in ogni caso, ma siamo sicuri di aver capito veramente che cos’è la Dipendenza?
Per scoprire le risposte, Ti aspetto al prossimo articolo: “La vera Dipendenza: creare legami”.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
[1] Adam Atler, “Irresistible. The Rise of Addictive Technology and the Business of Keeping Us Hooked”, Penguin Publishing Group, 2018.
Immagine di fondo: lo scopo di vita delle nuove generazioni risiede nel cellulare. Foto di Creative Christians scaricata da Unsplash
Questo articolo formativo fa parte del progetto “Black Mirror Escape Room” realizzato dall’associazione Econtrovertia APS nell’ambito del Piano Giovani di Lavis – Anno 2025.
Con i social, le grandi multinazionali ITC hanno definito il senso della nostra esistenza.




