Riccardo Codevilla
19 agosto 2025
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Se ti dicessi che i Social Media sono costruiti sul modello delle Sale d’azzardo, ci crederesti? Sarebbe in effetti qualcosa di davvero sconvolgente, soprattutto perché le slot machine e le sale scommesse sono vietate ai minori, mentre i Social Media sembrano quasi addirittura consigliati. Tuttavia, sarebbe anche molto convincente: infatti entrambi i fenomeni creano una forte dipendenza. Se fosse vero, dovremmo allora anche chiederci: è questo solamente un caso o esistono degli elementi, ricostruibili a tavolino, che ci fanno essere sempre e comunque dipendenti?
Per scoprire la verità, non ci resta che affidarci alla Scienza, in particolar modo alla Psicologia e alla Psicologia sociale, quella sua particolare branca che si occupa di studiare i comportamenti, le logiche dei gruppi umani.
Le risposte in merito ci vengono infatti da un celebre psicologo dell’Università di New York, tale Adam Atler, e dal suo libro “Irresistible”, tradotto: “Irresistibile”. Un titolo che dice già tutto.
Il Professor Atler spiega chiaramente nel suo testo come i suoi colleghi psicologi sociali abbiano creato i nostri amati Social Media, basandosi proprio sulle sale d’azzardo e le slot machine [1]. Una rivelazione scioccante, di cui dobbiamo necessariamente capire le ragioni. Cosa può aver spinto un gruppo di esseri umani a pensare di trasporre l’esperienza delle sale giochi dentro un’applicazione digitale? I giochi d’azzardo non sono forse vietati ai minori e largamente sconsigliate a tutta la popolazione in generale?
Devi sapere che, all’alba dei Social Media, imprenditori e scienziati intuivano di essere di fronte alla scoperta di una vera e propria miniera d’oro. Non certo per noi utenti, ma per loro. Del resto, come in ogni sala d’azzardo che si rispetti, il giocatore vincente non è il povero consumatore del servizio, ma i detentori del banco: i proprietari dei Social. E, per raggiungere questo obiettivo, i futuri proprietari dovevano garantirsi assolutamente una cosa e una soltanto: l’indiscutibile sudditanza, anzi meglio, Dipendenza, di noi utenti. Più consumatori resteranno nella loro applicazione, più soldi faranno.
I futuri proprietari dovevano garantirsi assolutamente una cosa e una soltanto: l’indiscutibile sudditanza, anzi meglio, Dipendenza, di noi utenti. Più consumatori resteranno nella loro applicazione, più soldi faranno.
L’obiettivo dichiarato degli scienziati, lautamente pagati dai loro Signori, era dunque questo: creare Dipendenza. E quale modello migliore poteva esserci, se non quello delle sale giochi? Quali sono dunque questi magici elementi che ci rendono dipendenti dai social, accomunandoli alle sale d’azzardo?
Ti confesso che la prima volta che li ho sentiti elencati sono rimasto da un lato colpito dalle analisi accurate e dall’inventiva di questi scienziati (ci deve essere voluta una buona dose di immaginazione per trasporre i meccanismi di una slot machine in una scatola digitale, quale è il telefonino); dall’altro lato sinceramente una tristezza rassegnata, con punte di disgusto, non ha potuto che emergere in un angolino del mio essere. Siamo davvero disposti a tutto per soldi? O la loro motivazione è stata forse il progresso scientifico e la volontà di superare sempre nuovi orizzonti?
Probabilmente non avremo mai una risposta, ma le conseguenze di questi gesti sono forse proprio all’origine dei fenomeni preoccupanti, di cui ti ho parlato nel precedente articolo “Soli ma iperconnessi: un’epidemia di solitudine”, che ti invito a leggere, se non lo hai già fatto.
Quali sono dunque gli elementi fondamentali che accomunano sale d’azzardo e social, creando dipendenza? Te ne cito 3 fondamentali, ma sappi che ce ne sono anche molti altri nel libro del Professor Atler.
Primo fra tutti: “Un’esperienza senza fine”.
Proprio come nelle sale d’azzardo, il “cliente” deve essere immerso con mille attrazioni in un mondo senza tempo, continuando a giocare i suoi soldi all’infinito. Tuttavia, se può essere concepibile attrarre, distrarre, intontire una persona con luci, musiche, colori sfavillanti, cibi, alcolici e persone interessanti in una sala delle scommesse, diventa difficile concepire da zero come riprodurre questo potente coinvolgimento sensoriale in un app su cellullare. Come attrarre l’attenzione di una persona davanti a una piccola scatola con uno schermo? Sembra assurdo.
La risposta è stata trovata da Aza Raskin, che ha inventato il semplicissimo ed efficacissimo meccanismo dello “scrolling”: ovvero, la pagina che si ricarica all’infinito nel nostro smartphone [2].
Una scatola digitale non ha profumi, sapori o esperienze scintillanti e immersive da offrire (anche se oggi ci stiamo avvicinando anche a quello), ma è possibile caricare su internet frammenti delle più amate serie televisive, video originali di creators di ogni tipo, notizie dell’ultimo minuto, presenti sempre e ovunque in quantità industriale, senza fine. Senza i tempi spezzati della Televisione o dei giornali. Oggettivamente, non è un’esperienza che può rivaleggiare con la realtà, ma il fatto che siano presenti stimoli audio-visivi senza fine è molto appagante per il nostro cervello.
Lo assorbe totalmente in un tempo senza fine, come nelle sale d’azzardo. In entrambi i casi, non ci accorgiamo del tempo che passa e quando guardiamo l’orologio non sono trascorsi 5 minuti, ma 3 ore.
Quali sono gli altri due elementi che rendono l’esperienza Social così intrigante e di successo, “irresistibile”, tanto quanto se non di più delle sale d’azzardo? In pieno stile Social Media Detox, noi, le sane e utili pause di riflessione le facciamo ancora, convinti del tuo interesse e della tua passione su questi temi. Per questo motivo, Ti aspetto al prossimo articolo: “Irresistibile: Social Media e Slot machine”!
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
[1] Adam Atler, “Irresistible. The Rise of Addictive Technology and the Business of Keeping Us Hooked”, Penguin Publishing Group, 2018.
[2] D’Elia, E. (5 luglio 2020). Ecco l’uomo che vi tiene incollati a Facebook (ma si è pentito). Il Foglio. https://www.ilfoglio.it/tecnologia/2020/07/05/news/ecco-l-uomo-che-vi-tiene-incollati-a-facebook-ma-si-e-pentito-321130/
Immagine di fondo: sala d’azzardo. Foto di Lee Thomas scaricata da Unsplash.
Questo articolo formativo fa parte del progetto “Black Mirror Escape Room” realizzato dall’associazione Econtrovertia APS nell’ambito del Piano Giovani di Lavis – Anno 2025.
Cosa hanno in comune smartphone e sale d’azzardo? Entrambi creano forte dipendenza. È un puro caso o il frutto di un modello business studiato meticolosamente a tavolino?




