Riccardo Codevilla
18 marzo 2026
Multe salatissime, per non dire inverosimili, ai trasgressori. La decisione è veramente legittima? Per chi non lo sapesse, in Australia si è presa una decisione storica: dal 10 dicembre 2025 sono stati vietati tutti i social ai minori di 16 anni [1]. E si è discusso a lungo (ancora lo si sta facendo) su quanto il provvedimento possa considerarsi “legittimo”, dal punto di vista scientifico. Il senso comune potrebbe portarci a vedere nella comunità accademica un fronte compatto, che da sempre si schiera contro i presunti abusi dei social. In realtà, proprio questa nuova normativa ha aperto una crepa di notevoli dimensioni, dove alcuni esperti sono arrivati persino a sostenere che i loro colleghi hanno sinora preso lucciole per lanterne e non è vero niente: i social media non sono mai stati il problema. Il problema di cosa?
Se l’Australia è arrivata a questo provvedimento storico, dove i trasgressori vengono puniti con multe fino a 50 milioni di euro (avete letto bene), starà forse accadendo qualcosa di effettivamente disturbante e allarmante nel mondo giovanile. Punto di domanda?
La verità è che, come ricordano le neuroscienze, lo sviluppo del cervello umano arriva a compimento poco oltre i venti anni di età. Sino a prima, il nostro cervello si sta letteralmente formando, sta ancora crescendo. Gli mancano dei pezzi.
Come a dire che a una mano mancano ancora due dita (metafora forse poco poetica, ve lo concedo) e che per vederle spuntare dovrete attendere di avere 20 anni almeno. Potrà sembrarvi una banalità, ma provate a prendere un cucchiaio per mangiare o a vestirvi, lavarvi, qualsiasi cosa, con sei dita (siccome abbiamo due mani, per chi se lo chiedesse), anziché dieci. E poi le persone si stupiscono che i suicidi giovanili, l’ansia e diversi disturbi della salute mentale sono in aumento irrefrenabile tra i più piccoli dal 2012 [2]. Questo infatti è Il Problema sociale (enorme), cui tenta di rispondere la legge australiana. Forse. O forse c’è dell’altro?
Anche in Francia [3] la camera bassa ha approvato una legge simile non molto tempo dopo e la Spagna, per il momento soltanto a parole, con le dichiarazioni ufficiali, ha espresso la volontà di mettersi sulla stessa strada.
Possibile che, tutto d’un tratto, i governi del mondo siano diventati così sensibili alla salvaguardia della salute giovanile? Dopo aver ignorato anni e anni di allarmi degli esperti, per giunta. Sconcerta forse ancora di più la posizione scientifica: alcuni esperti, proprio ora che i governi sembrano ascoltare le indicazioni da sempre fornite, negano quello che per anni i loro colleghi hanno invece sempre affermato!
Bisogna ricordarlo: l’età tra gli 11 e i 16 anni è fondamentale per l’Amicizia, così come per la costituzione dell’individuo. Ed è vero: i Social sono a lungo stati accusati di essere co-responsabile della deprivazione del sonno (stare svegli la notte a chattare o scrollare), della frammentazione dell’attenzione, della riprogrammazione mentale e della “deprivazione sociale”, ovvero dell’isolamento (su cui abbiamo scritto questo interessante articolo, che invito a leggere).
Creano Dipendenza al 100% (questo è sicuro) non “per caso”, ma in modo voluto, organizzato, dalle grandi aziende, che li hanno creati. E si è sostenuto a lungo che esiste una precisa ragione scientifica, per la quale i social sono più dannosi tra i minori che tra gli adulti. È precisa.
I Social sono a lungo stati accusati di essere co-responsabile della deprivazione del sonno (stare svegli la notte a chattare o scrollare), della frammentazione dell’attenzione, della riprogrammazione mentale e della “deprivazione sociale”, ovvero dell’isolamento
Eppure, la crepa è profonda, perché Candice Odgers, autorevole Professoressa di psicologia all’Università Irvine della California, sostiene addirittura che i social non sono mai stati un problema. E che libri best-seller, come “La generazione Ansiosa” (2024), di Jonahatan Haidt, Professore di etica e psicologo sociale alla New York University Stern School of Business, sono stati scritti solo per vendere. I social non sono la causa dell’aumento dei disturbi della salute mentale dei giovani come scrive Haidt (nonostante le statistiche mostrino come, per 30 anni di misurazioni, prima dei social, i disturbi nella popolazione fossero stabili, dandogli ragione). Haidt descrive scenari apocalittici, fatti scientifici confusi, delle favole. Scrive solo quello che un gruppo di genitori vuole sentirsi dire.
Per Odger, questo aumento dei disturbi, è dato da una semplice “correlazione”. I social non sono la “causa” di tutto, ma un evento che si è verificato, per un qualche motivo (una inspiegabile coincidenza?), nello stesso arco temporale e forse contribuisce alla causa. I problemi dei social, certo, sono la moderazione dei contenuti (come quelli a sfondo sessuale), prosegue Odgers, ma, per il resto, è solo allarmismo. Tutto si riduce a una questione di “cattivo design”. Di presentazione e struttura. Quello va riformato. Non i social in sé, che possono essere usati tranquillamente da tutti.
Effettivamente, seppur possa sembrare riduttiva, questa frase rispecchia una grande verità: in realtà ritrae in pieno il pensiero del professor Adam Alter, psicologo sociale alla New York University Stern School of Business, di cui abbiamo più volte scritto, e collega di Haidt (guarda caso). I Social media sono stati creati volontariamente per creare dipendenza: è un’operazione di design, precisa e intenzionale. Il fatto è che, però, esistono ancora e proprio soltanto per questo motivo. Sono stati progettati a tavolino con tali caratteristiche, perché altrimenti non li userebbe nessuno. Per essere più espliciti: se togli il design, togli tutto.
Esiste una funzione del cellulare che permette di eliminare i colori allo schermo: vedrete tutto in bianco e nero (o meglio, grigio), se la attivate. Chiunque può provarci seguendo questo tutorial (clicca qui) e può poi riferire se userebbe ancora il cellulare, dopo questo semplice cambio di aspetto. Con una banale modifica del colore, che superficiale non è. Se lo farete, vedrete che è essenziale.
Guardare un cellulare con lo schermo, ogni immagine, ogni app, ogni vostra foto, tutto di colore grigio è quanto di più disincentivante, piatto, depressivo (e disturbante) ci possa essere. Perché in realtà il “contenuto” coincide con l’apparenza in questo caso.
Se provassimo a cambiarne il design, come suggerisce Odgers, non li userebbe più nessuno. Vedrete che non ha senso fissare una scatola di vetro e metallo.
Non è che i minori “non vogliono” utilizzare i social in modo corretto (a parte l’essere manipolati psicologicamente dalle grandi aziende, come già detto), ma non ne hanno ancora la maturità cerebrale. Non “morale”. Non è questione di valori. È questione di fisica.
Allora, piuttosto che abolirne l’uso come in Australia, non resta forse che lavorare sull’uso responsabile, sull’insegnare ai ragazzi a utilizzare i social, come spesso si dice e come la stessa Professoressa infine suggerisce? Mettereste alla guida di un autobus un non vedente? Il problema, vedete, è tutto qui.
Prima ci siamo detti che il cervello umano non è completo sino ai 20 anni. Noi non riusciamo a renderci conto di questa realtà fisica, del nostro corpo, perché non ci vediamo “dentro”. Non si può. È un limite fisico. Non riusciamo a capire che ci mancano le due dita della mano e quanto questo è impattante. Non è che i minori “non vogliono” utilizzare i social in modo corretto (a parte l’essere manipolati psicologicamente dalle grandi aziende, come già detto), ma non ne hanno ancora la maturità cerebrale. Non “morale”. Non è questione di valori. È questione di fisica.
Il neuroimagining ci mostra che c’è una sfasatura enorme tra la potenza dei funzionamenti emotivi e la relativa immaturità dei funzionamenti cognitivi in un adolescente.
Puoi insegnare a utilizzare meglio la matematica a un bambino di 2 anni? Puoi insegnare come avere una performance convincente a un colloquio lavorativo a un neonato di 3? Puoi insegnare come Amare a un adolescente? Un minore può vivere i social da solo? Tutte le domande hanno la stessa risposta.
Noi dobbiamo mettere le nostre mani su quelle dell’autista non vedente e permettergli di fare la sua strada: questa è l’unica soluzione possibile.
L’utilizzo dei social, con la presenza costante e imprescindibile di un adulto, prima gomito a gomito e, poi, non oltre il raggio di azione ipotetico della stessa stanza. Non è mancanza di “privacy”, è tutela.
Fig. 1: Un porta-cellulari in una scuola secondaria del Trentino. Foto di Mark L. Miller.
I social non sono il computer: puoi insegnare ai tuoi figli a utilizzare tutte le competenze tecniche di un PC, certamente (ed è molto utile!). I Social sono costruiti per creare dipendenza. Non c’è nessuna privacy. Sono veri e propri Casinò. Questo è il motivo per il quale i giovani subiscono danni maggiori e permanenti al loro cervello: non è ancora cresciuto, è modellabile. Un terzo dei genitori australiani ha dichiarato che aiuterà i figli a evadere la norma, comunque.
L’utilizzo dei social, con la presenza costante e imprescindibile di un adulto, prima gomito a gomito e, poi, non oltre il raggio di azione ipotetico della stessa stanza. Non è mancanza di “privacy”, è tutela
Resta comunque un dubbio: perché i governi sono diventati così attenti? Da buon Sociologo quale sono, non posso non notare i movimenti e gli Interessi politici degli ultimi anni.
I cervelli dei minori sono modellabili, plasmabili e gli algoritmi vanno a caccia della loro attenzione, per inoculare idee nell’inconscio. In poche parole: bisogna chiudere i battenti alla propaganda degli attori politici non considerati sulla stessa lunghezza d’onda. Non è cura: è tutta una montatura. La cura la possiamo dare solo noi. E, intanto, un nuovo compagno di giochi avanza: l’Intelligenza artificiale.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
[1] Piccolo, R. (2025, December 9). Social network vietati ai minori di 16 anni, in Australia entra in vigore la prima legge al mondo (con molti dubbi). Wired Italia. https://www.wired.it/article/social-network-vietati-ai-minori-di-16-anni-in-australia-entra-in-vigore-la-prima-legge-al-mondo-con-molti-dubbi/
[2] Bulli, D. F. (2024, November 21). La complessa relazione tra social network e salute mentale negli adolescenti. IPSICO, Firenze. https://ipsico.it/news/la-complessa-relazione-tra-social-newtwork-e-salute-mentale-negli-adolescenti/
[3] ilSole24ore. (2026, January 27). Francia e Spagna verso il divieto dei social agli adolescenti—Il Sole 24 ORE. https://www.ilsole24ore.com/art/francia-primo-si-legge-che-vieta-social-under-15-AIBAVF5?refresh_ce=1
Immagine di fondo: alunni di una scuola primaria utilizzano cellulari a scuola. Foto free-source scaricata da FreePik.
Da dicembre 2025, in Australia, sono stati vietati tutti i social ai minori di 16 anni. Spagna e Francia hanno iniziato a percorrere la stessa strada. Si tratta di una decisione legittima dal punto di vista scientifico oppure è tutta una montatura politica?


