Riccardo Codevilla
29 settembre 2026
Pochi crederebbero che l’etimologia di bullismo nasce dall’olandese boel, ovvero fratello. Ancora più strano, forse, notare che bully originariamente significava tesoro [1].
Se il termine abbia cambiato significato per via di fratelli e sorelle particolarmente pestiferi o per chi sa quale ragione, non penso che lo sapremo mai. Tuttavia, tale lascito linguistico registra un fatto veramente importante: a volte non c’è nessuno più vicino al nostro cuore di chi ci dà tormento. Decisamente un brutto modo per entrare in intimità, che non lo romanza né lo giustifica, ma che ci interroga. In ogni relazione, anche in quelle che ci stanno più a cuore, c’è un punto di rottura, un momento, irrinunciabile e inflessibile, in cui il rapporto si incrina. E la sua manifestazione è sempre una e una sola: il Giudizio.
Ma siamo sicuri che sia così?
Innanzitutto, dobbiamo sfatare un mito: i giudizi non sono negativi. Anzi, sarebbe meglio dire che sono “naturali”. La prima cosa che scatta nel cervello di ogni umano, non appena vediamo qualcosa o qualcuno, è proprio infatti quella di giudicare!
Non abbiamo dunque scampo?
Non è così. Guardiamo il fenomeno assieme dalla giusta prospettiva: l’essere umano nasce in un contesto naturale. Nessuno c’era all’origine del mondo, ma la scienza non sostiene che siamo nati nel giardino dell’Eden. Si dà per scontato che i nostri progenitori, “simil-animali”, siano nati e cresciuti in un habitat assolutamente ostile, terribile, dove la nostra vita era in pericolo costante.
Giudicare equivale a farsi un’idea del mondo: è il nostro meccanismo salva-vita, in un contesto ostile.
Questa è la sua funzione. Se vediamo un fungo, ovviamente dovremo essere in grado di notarlo, di classificarlo, per capire se è velenoso o meno e mangiarlo. Così per una tribù amica o nemica, un animale feroce o domestico.
Giudicare equivale a farsi un’idea del mondo: è il nostro meccanismo salva-vita, in un contesto ostile.
Il Giudizio è naturale, utile e funzionale alla sopravvivenza. Se volessimo essere più precisi, parliamo infatti di “orientamento al comportamento”, in Psicologia sociale.
Tutti noi umani, naturalmente, distinguiamo tra In-Group e Out-group: il primo è il gruppo dei simili (tutti coloro con quali ci sentiamo in qualche modo legati, affini: per un cantante ammirato in comune, un paio di scarpe, la pelle, la visione del mondo, la religione, il genere…); il secondo è sostanzialmente il gruppo dei nemici, dei “diversi”. Da che mondo e mondo, c’è chi sta fuori e chi sta dentro.
La Scuola (come ogni altro ambiente sociale) non fa altro che riprodurre questo meccanismo pluri-millenario (tutti voi vi ricorderete i famosi “gruppetti”). Ha senso ed è un qualcosa di veramente profondo. Dobbiamo riconoscerne la sua utilità: per esempio, nell’allontanarci da persone che si presentano con un coltello in mano o dall’estraneo che dà le famose caramelle.
A ben vedere, il giudizio è utile anche come difesa anti-bullismo, per riconoscere gli usurpatori. Quando quella sensazione particolare della pancia, del nostro istinto, ci dice che forse è meglio stare alla larga da qualcuno.
Tuttavia, non è senz’altro vero affermare che il Giudizio è anche l’arma principale di un bullo? Non è forse così?
Si dice che la civiltà umana come la conosciamo esiste più o meno da 6000 anni. E in questi 6000 la nostra genetica non è cambiata. Non c’è stata una mutazione che reso superfluo il meccanismo del giudizio. In base a questo, possiamo fare due ipotesi: o i giudizi sono un meccanismo considerato da madre natura troppo essenziale per il funzionamento vitale per essere eliminato oppure 6000 anni di civiltà sono troppo pochi per eliminarli.
Probabilmente, sono vere entrambe le cose, ma il punto non è questo.
Noi abbiamo soltanto detto che la capacità di giudicare è innata. Ovvero la capacità di formulare pensieri, valutazioni, per dare un orientamento alla nostra vita… ma questo non è ciò che fa un bullo o chi ci aggredisce: quelle non sono affatto valutazioni realistiche o semplici osservazioni. Non c’è nulla di utile o funzionale nei loro commenti.
L’inganno è proprio questo: scambiare i giudizi per…qualcos’altro.
Nel momento in cui questo utilissimo meccanismo naturale entra nel tessuto sociale, proprio perché inadatto alla civiltà (è nato per difenderci in natura), possono accadere delle storture. Delle deviazioni. Degli errori.
È qui che nascono i pre-giudizi, gli stereotipi, i bias [2] (appunto errori) cognitivi e le discriminazioni.
Sono loro a essere il famoso punto di rottura delle relazioni! Non i giudizi.
Questi fenomeni mentali non sono giudizi: sono veri e propri errori di ragionamento, privi di reale riscontro.
C’è una differenza sostanziale.
Giudizi/valutazioni oggettive: “un essere umano ha solitamente due gambe”; “un fungo viola è sospetto”; “devo prestare attenzione a una persona con un coltello in mano”;
Pregiudizi: “un aborigeno australiano è stupido”.
Fig. 1: Coppia che si abbraccia all’aperto. Foto free-source scaricata da Pixabay.
Sapevate che, nella storia recente, noi popoli occidentali abbiamo spesso somministrato i questionari sul quoziente di intelligenza ad altri popoli? Ovviamente venivano riconsegnati o in bianco o tutti sbagliati. E non era per stupidità o “inferiorità”, come è stato detto, ma perché o non conoscevano neppure la nostra lingua (come compilarli?) o venivano loro chieste cose mai viste, presentate con ragionamenti a loro alieni.
Era tanto impossibile comunicare con loro come lo sarebbe stato con gli antichi egizi, ma… non sono forse gli antichi ad aver costruito le piramidi?
Veniamo da mondi ormai quasi incomprensibili. Noi siamo alieni rispetto agli umani di 5000 anni fa.
Molti di noi, che stanno spesso tutto il giorno davanti a scatole rettangolari che proiettano immagini (cellulari, pc e Tv) e non sanno neppure costruire una casa da soli o forgiare un coltello, sembrerebbero molto “arretrati”.
Abbiamo modi di ragionare totalmente diversi, incapibili.
Se i pregiudizi sono quindi la ricetta per l’incomunicabilità e il sopruso, i giudizi sono invece una valida risorsa. Perché riportano oggettività e utilità al centro.
I giudizi sono il ponte che ci mette in comunicazione con il mondo e che mette in comunicazione più mondi tra loro. Ci danno importantissime informazioni su di noi e gli altri per entrare in relazione e vivere.
Dobbiamo imparare a giudicare e valutare il mondo circostante: saperlo fare rientra nella lista dei Talenti del nostro Potere personale [3] (se vi ricordate, a ogni articolo ne stiamo collezionando un elemento nuovo: consiglio la lettura di quello sulla Resilienza [4], per esempio).
Se i pregiudizi sono quindi la ricetta per l’incomunicabilità e il sopruso, i giudizi sono invece una valida risorsa. Perché riportano oggettività e utilità al centro.
Come possiamo imparare a giudicare davvero? A non cadere vittima dei pregiudizi, a evitare gli errori di ragionamento?
Lo scopriremo insieme nel prossimo articolo.
Nel mentre, ci rimane la consapevolezza che, forse, il bullo è davvero un fratello, un Tesoro perduto, che si è dimenticato di amare.
Vi aspetto!
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
[1] https://www.riccardocodevilla.it/wp-content/uploads/2024/12/Cyberbullismo.pdf
[2] https://ibicocca.unimib.it/esplorando-i-bias-cognitivi-scorciatoie-mentali-e-decisioni-irrazionali/
[3] Rogers, C.R. (1978). Potere personale-La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario, Casa Editrice Astrolabio.
[3] https://www.socialmediadetox.it/blog/come-vincere-il-bullismo-il-potere-personale/
[4] https://www.socialmediadetox.it/blog/bullismo-e-resilienza/
Immagine di fondo: Magico guardiano del cancello dei tesori. Foto free-source scaricata da Pixabay.
Per troppo tempo si è fraintesa la vera funzione vitale e il significato dei giudizi. In questo articolo scopriremo cosa sono, da cosa dobbiamo realmente stare in guardia e che, in fondo a un “bullo”, c’è forse un Tesoro.



