Riccardo Codevilla
23 settembre 2026
Che cos’è la Resilienza? Ho sentito tantissime definizioni a riguardo, ma nessuna mai così precisa ed efficace come quella data da Richard Davidson [1], uno dei neuroscienziati più bravi del mondo.
La Resilienza, stando alle sue parole, è la Velocità con cui sei in grado di riprenderti da un evento, più precisamente una Emozione (bella o brutta che sia).
Non ha nulla a che fare con l’Adattabilità, come vedremo (e come spesso si fraintende).
In poche parole, se la rabbia non ti sbollisce per ore o giorni, dopo che ti sei innervosito, non hai una grande resilienza rispetto a essa. E lo stesso vale per una bella notizia: se, quando la ricevi, rimani a crogiolarti nel successo per giorni o settimane, forse qualcosa non va.
Va bene gustarsi il momento… ma bisogna anche vivere. Questa frase è la chiave di tutto.
La Resilienza è funzionale alla nostra esistenza: ne è forse uno dei pilastri cardine.
Per vivere agevolmente, bisogna essere resilienti, veloci nel riprendersi da ciò che ci colpisce.
È come una ferita sulla pelle. Tutti abbiamo sperimentato quanto sia invalidante avere dei tagli sulle mani, piuttosto che nei piedi: gesti semplici, come impugnare le posate o camminare, diventano impossibili in quei frangenti. Solo allora ti rendi conto di quanto devi al tuo corpo per vivere!
La Resilienza è la Velocità con cui sei in grado di riprenderti da un evento, più precisamente una Emozione (bella o brutta che sia).
La resilienza misura la nostra capacità di rimarginare le ferite psicologiche, quasi invisibili, della nostra mente, che ci impediscono, però, di andare avanti, dando tutti noi stessi.
Immaginatevi di essere nel traffico stradale: qualcuno vi ha ammaccato l’auto e non potete andare veloci come gli altri. Anzi, siete pericolanti, pericolosi e spesso sbandate. Se non vi fermate a chiedere aiuto nella zona di soccorso (valida alternativa, anche fuori di metafora), accadranno due cose: o farete un incidente più grande, procurandovi ulteriori ammaccature e coinvolgendo altre macchine o tutti si allontaneranno da voi. Cercheranno di evitarvi, per la loro incolumità.
Questo è quello che succede nella vita: chi non è molto resiliente, resta ancorato al passato. Rivangando antichi dolori e rancori per giorni, mesi, anni, rimane bloccato nel suo flusso esistenziale, da paure profonde e difficoltà. E, molto spesso, verrà evitato, semplicemente per la propria incolumità: la vita è già così pesante che è difficile farsi carico dei pesi di chi non riesce ad andare avanti. Più siamo resilienti, invece, più viviamo agevolmente, superando le avversità della vita.
In caso contrario, o restiamo bloccati noi o blocchiamo gli altri: può anche succedere infatti che qualcuno resti “impigliato” (immaginatevela proprio così) nelle nostre lamentele, nei nostri traumi irrisolti. Se ci va bene, si tratterà di persone pronte ad aiutarci, dotate di forte empatia o, tutt’al più, della “sindrome della crocerossina”. Se ci va male, si potrebbe creare un “incidente più grande”, come in autostrada. Questo è esattamente ciò che avviene nel bullismo (vi invito a leggere in merito il precedente articolo): l’aggressore, attratto come una calamita dalle nostre difficoltà, trova un terreno fertile per attaccarci e sfogare le proprie frustrazioni. Non c’è niente di meglio per un carnefice di incontrare una persona paurosa o per un manipolatore di una persona insicura, bisognosa di certezze. È una attrazione fatale. Immaginatela come il fuoco che trova dell’ebra da bruciare sul suo cammino o, forse ancora meglio, dell’acqua che riempie un vuoto.
È il disequilibrio.
Fig. 1: Germoglio nel terriccio tra le mani. Foto free-source scaricata da Pixabay.
Questo ci permette di capire un altro importantissimo meccanismo, all’interno del fenomeno del bullismo. A fianco allo squilibrio, alla asimmetria di potere del “comportamento dominante” (vi invito a rileggere la spiegazione data nell’articolo [2], se non lo avete già fatto), si aggiunge ora un importantissimo tassello.
Lo squilibrio di potere esterno trova le sue radici in realtà in uno squilibrio di potere interno. Laddove sia la vittima sia il carnefice hanno perso il loro bilanciamento interiore.
Nel contattarsi l’un l’altro, è come se entrambi cercassero un modo di risolvere la disarmonia interna, peggiorando tuttavia la loro situazione. Come se per superare la paura di nuotare, una persona si buttasse nel vortice di un fiume. Non ha i riflessi, non ha la tecnica e non sa “leggere” i movimenti dell’altro per adattarsi.
Lo squilibrio di potere esterno trova le sue radici in realtà in uno squilibrio di potere interno.
Il lavoro che noi dobbiamo fare, allora, è proprio questo: allenare il nostro potere interiore, il Potere personale [3], di cui stiamo esaminando ed esamineremo nei prossimi articoli tutti i Talenti.
Il primo è la Resilienza: una semplice misura di velocità e lentezza, per non restare impigliati nei vortici della vita. Quando rimuginiamo sui nostri problemi o diamo più peso del dovuto a ciò che ci accade (il famoso fenomeno giovanile dell’overthinking) non siamo resilienti.
Tuttavia, anche essere troppo veloci nell’osservare uno stimolo, fin quasi a ignorarlo, non va bene.
Può portarci a valutazione errate, persino dannose. A farci del male senza volerlo.
La Resilienza misura i nostri riflessi, ma non bastano.
Ci servono Riflessi, tecnica e adattamento.
L’Adattabilità è essere come l’acqua: se l’acqua di un fiume incontra un sasso, si divide in due e gli passa attorno; se incontra un’anfora, ci entra dentro e prende la forma del vaso; se trova un qualsiasi ostacolo o prende le sue sembianze o ci passa a fianco, sopra e sotto. La Resilienza va a braccetto con il sapersi adattare agli avvenimenti della vita. Ci porta a stare sempre sulla cresta dell’onda, quasi ad anticipare gli eventi (come nel già condiviso video di Brooks [4]), come surfisti di successo: prontezza di riflessi eccezionale, capacità di leggere le correnti e tecnica.
La Tecnica serve. È essenziale per difenderci dagli tsunami che feriscono la nostra interiorità, dall’arma più potente del bullismo e del Dominio: i Giudizi.
Ma è davvero possibile difenderci dai giudizi altrui? E cosa sono veramente i cosiddetti “giudizi”?
La risposta al prossimo articolo.
Il viaggio alla scoperta del Potere personale e i suoi molteplici talenti continua.
Vi aspetto!
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
[1] Davidson R., Begley S. (2013). La vita emotiva del cervello. Come imparare a conoscerla e a cambiarla attraverso la consapevolezza. Milano: Ponte alle Grazie editore.
[2] https://www.socialmediadetox.it/blog/come-vincere-il-bullismo-il-potere-personale/
[3] Rogers, C.R. (1978). Potere personale-La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario, Casa Editrice Astrolabio.
[4] Gibbs B., (2015) “How to stop a bully”, https://www.youtube.com/watch?v=7oKjW1OIjuw
Immagine di fondo: Barca a vela su oceano deformato. Foto free-source scaricata da Pixabay.
Il Potere personale: ciò che ci permette di ottenere il controllo assoluto su noi stessi e vivere in armonia con gli altri. La Resilienza è uno dei suoi tanti talenti e in questo articolo scopriremo cos’è realmente e come utilizzarla, per sconfiggere comportamenti prevaricatori come il bullismo.



